MUGELLO STRADALE RELIVES PER I 100 ANNI

Scarperia – In occasione dei cento anni dall’esordio, Motorproject organizza il Mugello Stradale Relives, manifestazione che si affianca ad altre già allestite e legate alle corse storiche, come Tuscan Rewind e Rally Legend. Il tutto è in programma dal 25 al 27 aprile. Pochi lo ricordano ma di “Targhe” in Italia, fino al 1970, ce n’erano due. Oltre alla celeberrima Florio, si corre sul Mugello stradale fin dal 1914, quindi con otto anni di ritardo sulla classicissima siciliana. È vero, la prima edizione è una gara di regolarità, ma dopo la Grande Guerra si fa sul serio, con annate ruggenti nelle quali la competizione è seconda solo alla Targa Florio. I successi di Campari – i primi grandi acuti a livello internazionale del marchio Alfa Romeo, Brilli Peri e Materassi sono lì a testimoniarlo, anche se la crescita dell’evento viene stoppata in pieno ventennio fascista dalla fortuna di altre corse più appoggiate, quali la Coppa del Montenero a Livorno, piuttosto che la Coppa Acerbo a Pescara o il Reale Gp di Roma. Nel 1926 la gara viene spostata a Firenze sul circuito delle Cascine, l’anno dopo non si fa nulla per le strade impraticabili ed ecco altre due edizioni memorabili nel 1928-1929 coi successi di Materassi e Brilli-Peri, poi basta, in corrispondenza dell’affermarsi della più grande tra le corse su strada: la 1000 Miglia.
La corsa torna solo nel 1955, stavolta sul “Piccolo Mugello”, presso Barberino, e a vincere è Umberto Maglioli. Solo l’impegno di personaggi quali Pasquale Borracci e Amos Pampaloni riporta in auge la gara a partire dal 1964, sul tracciato tradizionale di 66,2 km dichiarati, sulla distanza di 6 giri, mentre dal 1965 al 1969 si corre su 8 giri e nel 1970, ultimo anno, la percorrenza totale è ridotta a 5 tornate.
Nel 1964 vince Gianni Bulgari, gioielliere romano, su Porsche 904, l’anno dopo tocca a Mario Casoni e Tonino Nicodemi su Ferrari 250 LM, mentre nel 1966 s’impone la Porsche 906 Carrera 6 di Gerhard Koch e Jochen Neerpasch.
Il 1966 resta nella leggenda anche per la presenza in corsa delle monoposto di F.3 – in una prova valevole per il campionato italiano -, che si iscrivono in massa alla gara, con non meno di 30-35 richieste. Solo la metà dei piloti presenti prende il via alla gara sulla distanza di 2 giri, insieme ai prototipi e alle Turismo, sulle 8 tornate. Vince Jonathan Williams su De Sanctis ma a colpire è il debutto assoluto della Tecno guidata dal 31enne Carluccio Facetti.
Il 1967 s’annuncia come l’edizione all’apice, con una sfida incandescente tra Porsche e Ferrari, più l’Alfa 33 in agguato. Ma la manifestazione è funestata in prova dall’incidente mortale di Gunther Klass al volante di una Ferrari Dino sperimentale, che sì schianta contro un albero in discesa, al Giogo. La Ferrari in segno di lutto si ritira dalla corsa, lasciando campo libero alla Porsche 910/8 di Gerhard Mitter e Udo Schutz.
Il 1968 vede il trionfo del proto Alfa 33 di Galli-Vaccarella-Bianchi, il primo grande successo internazionale della Casa del Quadrifoglio nel suo ritorno alle corse in versione Autodelta by Carlo Chiti, anche se passa alla storia la corsa inesausta di Jo Siffert, in coppia con Rico Steinemann su Porsche 910 2000 6 cilindri. Lo svizzero, praticamente solo contro l’armada Alfa, si spara un turno di 4 giri di guida e semina il panico andando in fuga, fino a cedere la vettura a Steinmann che va in testacoda al Giogo, poi, dopo che Siffert non è pronto per un nuovo cambio-pilota in extremis, lo stesso Steinmann urta un marciapiede, sostituisce una gomma e perde altri dieci minuti. Gli ultimi due giri Siffert torna al volante e guida furibondo, facendo miracoli, ma l’Alfa 33 di Vaccarella-Bianchi – sulla quale Chiti ha dirottato Nanni Galli che era kappaò per avere rotto una sospensione della sua 33 -, s’invola verso la vittoria.
Siamo al tramonto colorato rosso Abarth, con due edizioni che vedono il doppio successo di un altro grande stradista: Arturo Merzario il quale riesce a battere, nel 1970, oltre che il compagno di colori Leo Kinnunen (recordman assoluto della Targa Florio) anche uno scatenato Nanni Galli su Lola. A Galli resta l’orgoglio del primato sul giro.
Sipario: l’automobilismo, sempre meno eroico, muta pelle e terreni di caccia. Per il Mugello stradale è la fine. Restano immagini, ricordi ed emozioni a mezz’aria ad alimentare la rimembranza, fonte di poesia anche per la corsa stradale che fu seconda solo alla Targa Florio.

Info su: www.motorproject.it

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