QUELLE CITROEN 2CV “AFRICANE” PER L’ITALIA

Ci fu un periodo, dal 1968 al 1976, in cui la Citroen decise di non importare più in Italia la 2CV, pensando che la Dyane, il suo nuovo modello e la sua erede predestinata, avrebbe incontrato meglio i gusti della clientela italiana rispetto alla sua anziana progenitrice, presentata nel 1948.
“Mai decisione si rivelò più errata – scrive l’amico e collega Fulvio Zucco su Ruoteclassiche di giugno 2023 – tanto che nel 1984 la produzione della Dyane si arrestò, mentre la 2CV andò avanti per la sua strada fino al 1990”.
L’importazione della “Deuche”, come i francesi amano chiamarla affettuosamente, sarebbe ripresa solo nel 1976, con la 2CV4, meglio rifinita rispetto alla 2CV AZAM/Export del 1968. E Quattroruote scrisse quando presentò nel 1976 la prova su strada della 2CV4 che la Citroen era stata quasi costretta dalle proteste degli affezionati di quel modello a reimportarla in Italia! Otto anni di vuoto, quindi, periodo nel quale però i fans italiani più sfegatati di questo mitico modello, sul mercato da quasi vent’anni, pur di procurarsene una, andavano a comperarsela in Francia.
Da lì però non tornavano con un esemplare destinato al mercato francese, bensì con una versione P.O., vale a dire Pays d’Outremere, sigla che distingueva le versioni destinate ai mercati africani, con particolari specifici che tenevano conto delle durissime condizioni alle quali sarebbero andate incontro. Una scelta probabilmente dettata dal fatto che Casa del Double Chevron, quasi stizzita per aver sbagliato le sue previsioni di vendita, cercava di dissuadere altri potenziali acquirenti italiani della 2CV proponendo una versione “africana” (che ovviamente costava di più della “francese”), quasi a voler dire: se la vuoi, devi accontentarti di questa! Prendere o lasciare…
A quanto risulta a Guido Wilhelm, proprietario dell’esemplare nella foto, gentilmente concessaci da Ruoteclassiche, e titolare dell’Atelier 2CV a Bareggio, in provincia di Milano, di 2CV P.O., tutte con motore di 602 cc e quindi 2CV6, ne sarebbero arrivate dal 1968 al 1976 più o meno quante le dita di una mano, tutte immatricolate in Francia come “TT” (transit touristique, un po’ come la nostra “Escursionisti Esteri”) e omologate come esemplare unico, dal momento che non esisteva la scheda di omologazione, in quanto veicolo non ufficialmente importato. “A me risulta – dice Wilhelm – che chi provenendo da qualunque Paese estero voleva acquistare un qualunque modello Citroen, anche una GS o una CX magari in una versione non esportata nel loro Paese di residenza, se ne vedeva assegnare una con le specifiche P.O. per i mercati africani”.
Guido Wilhelm, entrato in possesso della sua 2CV6 “africana”, prodotta nel 1974, acquistandola dal primo proprietario che l’aveva importata in Italia, ha provveduto al suo restauro nel 1994. “Ho fatto alcune modifiche – racconta – per migliorarne l’utilizzo. La capote apribile dall’esterno. come sulle 2CV6 Spécial, più scomoda, è stata sostituita con una apribile dall’interno come sulle 2CV4, Club e Charleston, e ho fatto montare il contagiri dal momento che l’auto monta di serie la frizione centrifuga, di serie su tutte le P.O. Quando il regime del motore scende sotto un certo livello, la frizione si stacca da sola per inserire la marcia quando si torna ad accelerare. Ovviamente è meglio utilizzare questo dispositivo solo in prima e seconda”.
La 2CV6 P.O. (era disponibile anche la 2CV4, ma tutti gli acquirenti italiani preferivano quella da 602 cc) ha di serie il telaio a piattaforma e le sospensioni rinforzati, due filtri dell’aria a secco, per trattenere meglio polvere e sabbia, un impianto elettrico di sezione maggiore e il paraurti anteriore di tipo tubolare, più robusto e simile (ma non identico) a quello della 2CV 4×4 bimotore. Wilhelm ha fatto montare i paracolpi al paraurti posteriore e i Robrì sui parafanghi anteriori e posteriori, dei piccoli fazzoletti metallici che proteggono la vernice dal pietrisco. Un esemplare insomma quasi più unico che raro, con la mascherina cromata tipica della AZAM/Export e il portatarga (quadrata) sul cofano del bagagliaio. In sostanza una 2CV6 “africana” che rende sicuramente chi la possiede orgoglioso di averne una.
(foto per gentile concessione di Ruoteclassiche)
G. M.

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