QUELLE AUTO UN PO’ SPECIALI

Pensieri in libertà di Alessandro Rimprocci

Quattroruote le definiva “le auto speciali”: nelle ultime pagine della rivista, dopo i consueti listini, c’erano “loro”; nascoste in minuscoli annunci con poche foto in  bianco e nero , quasi a volersi  concedere  solo ai lettori  più pazienti e curiosi; quelli che, noncuranti delle lusinghe delle auto contemporanee, preferivano lasciarsi trasportare dai ricordi, fantasticando o realizzando l’acquisto di queste autentiche macchine del tempo.

Di esse facevano parte modelli già classici e di indiscusso blasone, e modelli che per particolari caratteristiche tecniche e stilistiche, rappresentavano o avrebbero rappresentato in futuro un riferimento nella storia di ciascuna Casa automobilistica.

fiat850

La Fiat 850 Special.

Erano gli Anni 70 e il parco auto si stava contemporaneamente “arricchendo” di numerosi modelli utilitari e di fascia media, la cui standardizzazione costruttiva, unita alla fortissima diffusione, impediva agli appassionati di guardarle con il trasporto emotivo che essi riservavano alle “regine” del settore. Il nuovo ruolo che l’automobile aveva preso nella vita delle famiglie aveva fatto si che per lungo tempo queste cenerentole rimanessero…. in cucina a lavare i piatti. Senza nemmeno la prospettiva di alcun principe azzurro!

Per giunta nei primi anni 90, a causa degli incentivi sulla rottamazione “ perpetrati” dai governi di quel periodo, buona parte di quelle vetture sono state ridotte a cubetti per potersi reincarnare in qualche altro bene di consumo…. le auto sopravvissute hanno così  goduto di un inaspettato incantesimo, una preziosa opportunità di diventare o ritornare protagoniste, e nel decennio successivo hanno ricominciato a prendere vita per mano di appassionati che, mai tentati di rottamarle, o pentiti per averlo fatto , hanno consentito di preservare questo autentico patrimonio culturale.

Oggi al passaggio di una Bianchina, di una Simca 1000 (nella foto accanto al titolo), di una Fiat 850 Special, ma anche di una Ritmo, o una A112 e una Panda a tre porte non si è  più indifferenti come allora. Ed è sufficiente notare  gli sguardi dei passanti, ascoltare i loro commenti per rendersene conto. Queste nuove “speciali” hanno oggi la stessa dignità delle più celebrate colleghe a dispetto del valore monetario che le divide perché fanno anch’esse parte della nostra storia.

Non si  deve sottovalutare questo impatto emotivo; con buona pace dei puristi di questo settore e dei loro dogmi, è giusto accettare questa evoluzione, magari stabilendo parametri di conservazione ed originalità più rigidi, che permettano di selezionare adeguatamente le vetture che purtroppo ancora in gran numero vengono oggi tenute in vita per meri vantaggi assicurativi.

Sarebbe sufficiente in occasione della revisione periodica valutare anche lo stato di conservazione in ottica collezionistica con una specie di pagella, magari compilata da commissari Asi. Si consentirebbe così al possessore “di buona fede” di poter vivere il suo giocattolo senza vessazioni né sgambetti da parte delle assicurazioni e dello Stato, incentivandolo a tramandare il suo pezzo di storia. Chissà che la magia non riesca ad illuminare anche qualche legislatore…

 

 

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