SESSANT’ANNI FA MORIVA ALBERTO ASCARI

gabrieledi Gabriele Mutti

Monza, 26 maggio 1955, ora di pranzo. Eugenio Castellotti ha finito di provare la Ferrari Sport con cui correrà fra non molto la Mille chilometri che si svolge sulla pista brianzola. Lo era andato a trovare Alberto “Ciccio” Ascari, che non doveva provare quella macchina, al punto che aveva appena telefonato alla moglie dicendole “Butta la pasta che arrivo”. Castellotti gli aveva appena proposto di correre la Mille chilometri insieme a lui e “Ciccio” che era in giacca e cravatta rispose: “Fammi fare qualche giro”.

Si fece prestare i guanti e il casco da Castellotti (lui che era così superstizioso da usare sempre i suoi, mai quelli di un collega) e salì in macchina, incurante anche di quel giorno, il 26 del mese, in cui lui non voleva correre mai. Perché suo padre Antonio era morto sulla pista di Monthléry, a Parigi, il 26 luglio del 1925, quando lui aveva solo sette anni.

Voleva sfidare la superstizione e il destino? Quattro giorni prima durante il GP di Montecarlo la sorte lo aveva risparmiato. Con la Lancia D50 stava inseguendo la Mercedes di Moss che era in testa. All’ottantesimo dei cento giri in programma l’argentea monoposto del forte pilota inglese si fermò per un cedimento meccanico. Ascari era in testa e poteva vincere il Gran Premio monegasco! La gente lo stava salutando già come futuro vincitore quando alla chicane dopo il tunnel (la stessa che nel 1967 sarà fatale a Lorenzo Bandini sulla Ferrari, ed anche il quel caso avvenne all’ottantunesimo giro!) volò in mare col cambio bloccato. Fu salvato dai sommozzatori e se la cavò con la frattura del setto nasale.

Ma l’appuntamento con la morte era rimandato solo di quattro giorni. A Monza Ascari sale sulla Ferrari Sport, compie due giri del circuito stradale senza problemi, poi al terzo il dramma. Imboccando la curva del Vialone la Ferrari ha una brusca frenata, vola fuori pista, si capovolge due volte. Ascari viene sbalzato fuori e riporterà fratture e lesioni tali da concedergli solo pochi minuti di vita. La curva del Vialone cambierà nome e diverrà curva Ascari, come la chicane che molti anni dopo la sostituirà.

Quell’incidente rimarrà un mistero per molti: perché Ascari frenò di colpo in una curva che di solito si fa quasi in pieno? Il mio compianto collega e amico Gino Rancati mi confidò anni or sono che un operaio stava attraversando la pista proprio quando stava arrivando Ascari, che frenò per non investirlo: e lo avrebbe detto in confessione a un sacerdote.

Ai suoi funerali a Milano presenziò una folla immensa. Una targa in corso Sempione ricorda la casa dove visse fino al giorno della morte.

it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Ascari

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