PININFARINA E’ IL NUOVO GIOIELLO DI TECH MAHINDRA

“Signor Ferrari, le faccio presente che lei ci sta vendendo la sua azienda!” disse un po’ stizzito Henry Ford ad Enzo Ferrari agli inizi degli Anni Sessanta durante la trattativa che avrebbe dovuto portare alla vendita della Casa di Maranello al gigante di Detroit. Ford non aveva torto: nessuno può pensare di vendere una qualsiasi cosa e continuare poi a comportarsi come se fosse ancora sua per diritto divino. Oggi la storia si ripete. Vogliamo attrarre capitali esteri per risanare i conti e rilanciare l’economia nazionale oppure metterci a piangere sui gioielli della corona che passano in altre mani? Sono meglio le imprese estere che, attratte dal prestigio e dal lavoro da alcune aziende italiane, investono importanti capitali per mantenere in vita e continuano a creare occupazione nel nostro Paese oppure quelle imprese italiane che trasferiscono le loro sedi ed impianti produttivi all’estero?

stabilimento Mahindra

Uno stabilimento della Mahindra.

Il recente caso Mahindra-Pininfarina è emblematico. Da tempo la carrozzeria torinese non navigava certo in buone acque finanziarie, ma nessun imprenditore italiano si è fatto avanti con proposte credibili. Ecco dunque che, dopo una lunga trattativa che si dice sia andata avanti per quasi un anno, arrivano gli indiani del gruppo Mahindra che attraverso due loro società – la Tech Mahindra e la Mahindra & Mahindra – hanno acquistato da Pincar, l’attuale azionista di riferimento di Pininfarina, il 76,06% del pacchetto azionario al prezzo di 1,1 Euro per azione. L’investimento sarà fatto attraverso una “joint venture” controllata per il 60% da Tech Mahindra e per il restante 40% da M&M. A questa operazione farà seguito un’offerta aperta per tutte le restanti azioni ordinarie di Pininfarina allo stesso prezzo di quelle detenute da Pincar. Entro la fine del 2016 saranno emesse nuove azioni con diritto di opzione per finanziare importanti programmi futuri nel campo del design. Pininfarina resterà una società indipendente quotata alla Borsa di Milano e Paolo Pininfarina manterrà la presidenza del consiglio di amministrazione. «Pininfarina rappresenterà un enorme valore aggiunto per Tech Mahindra – ha commentato Anand Mahindra, presidente del gruppo Mahindra – altrettanto importante è il fatto che la leggendaria reputazione della Pininfarina nel campo del design migliorerà significativamente l’efficienza progettuale dell’intero gruppo Mahindra. Alla luce della sempre maggiore attenzione dei consumatori di oggi, la progettazione del prodotto influenza notevolmente la scelta del cliente e quindi il nostro successo»,

Chi è però Mahindra che proprio quest’anno ha compiuto 70 anni? Facciamo un po’ storia. Il suono delle armi è ancora ben vivo nelle orecchie delle popolazioni del mondo quando martedì 2 Ottobre 1945 i fratelli indiani Kailash Chandra e Jagdish Chandra Mahindra ed il pakistano Ghulam Mohammed fondano la società Mahindra & Mohammed (M&M). Due anni più tardi però, il giorno di Ferragosto del 1947, l’India ottiene l’indipendenza dalla Gran Bretagna ed il suo territorio viene divisa tra il Dominio dell’India e quello del Pakistan. Mohammed lascia la società per trasferirsi nel nuovo Paese dove diventa il primo ministro delle Finanze del nuovo Pakistan. Alla luce di questo nuovo stato di cose, il 13 Gennaio 1948 l’azienda assume pertanto l’attuale denominazione di Mahndra & Mahindra.

Un piccolo passo indietro. Pochi anni prima, nel 1942, in occasione di una visita negli Stati Uniti, K. C. Mahindra aveva incontrato Barney Roos, il “papà” della Jeep, ed intuito subito le grandi potenzialità commerciali che avrebbe potuto avere nell’India di allora un veicolo fuoristrada. L’idea viene “parcheggiata” per qualche anno, ma non per questo dimenticata.

Nel 1949, a seguito anche della nuova organizzazione aziendale, Mahindra comincia ad assemblare localmente su licenza alcune Jeep CJ ed a commercializzarle nel subcontinente indiano. Questo è l’inizio di una grande avventura industriale. All’accordo con la Willys fanno seguito anni dopo quelli con Mitsubishi, Chrysler, Peugeot, Ford, Renault, così come quelli con International Truck ed Engine Corporation nel settore dei fuoristrada e dei pick-up. Nel 2010 il gruppo Mahindra rileva la maggioranza del pacchetto azionario di Reva Electric e della coreana Ssangyong Motor Company. Cinque anni più tardi il 51% della Peugeot Motorcycle (gruppo PSA), il più vecchi costruttore di motocicli del mondo.

Nel frattempo, forte dall’esperienza acquisita nel corso di quasi di mezzo secolo di assemblaggio di veicoli fuoristrada, all’inizio del nuovo millennio Mahindra decide di avviare una propria produzione di autoveicoli. Nel 2000 presenta il veicolo commerciale Bolero cui due anni dopo affianca il Goa (Scorpio sul mercato nazionale), una gamma di SUV a 5 porte e di pick-up equipaggiati con motori sviluppati dall’austriaca AVL. Entrambi i veicoli sono disponibili in versione 4×2 e 4×4.

Mahindra Quanto

L’ultima novità: la Quanto.

Mahindra diventa il maggior produttore indiano di veicoli a trazione integrale. I suoi veicoli si possono incontrare in molte parti del mondo, su strade asfaltate e no, in Australia, Europa, America Latina, Malesia Filippine, Medio Oriente e Africa. Ben lungi però dal riposare sugli allori, Mahindra, come testimonia la sua storia, cerca ogni giorno nuovi terreni di sfida.

Ai primi modelli con telaio separato dalla carrozzeria, sviluppati prevalentemente per il mercato nazionale, si affiancano nel 2012 il nuovo XUV500, un SUV con carrozzeria a scocca portante, concepito in funzione del mercato globale, e nel 2015 il pick-up Genio, destinato al mercato dei veicoli commerciali ed il fuoristrada compatto Quanto lungo meno di 4 metri.

Il 2015 è un momento storico per il gruppo Mahindra che, oltre ai suoi primi 70 anni di attività. festeggia anche la produzione del suo 5milionesimo veicolo, un Thar 4×4 uscito dallo stabilimento di Kandivali, nei pressi di Mumbai. «La produzione del nostro 5millionesmo veicolo rappresenta per Mahindra una tappa fondamentale da quando siamo nell’industria dell’automobile» commenta Anand Mahindra, presidente del gruppo Mahindra «in quanto riflette l’impegno di tutti coloro che lavorano con noi, cercando di migliorarsi quotidianamente per produrre veicoli di livello mondiale».

A rendere ancora più importante questo risultato è il fatto che quota 4 milioni era stata raggiunta solo nel 2012. L’impegno combinato dei 5 stabilimenti Chakan, Nasik, Haridwar, Zaheerabad, Kandivali e della fabbrica motori di Igatpuri ha consentito al gruppo Mahindra di costruire un altro milione di autoveicoli in circa un paio di anni.

Oggi la divisione Automotive del gruppo Mahindra produce veicoli commerciali di quasi ogni tipo (veicoli a 3 ruote, pick-up, veicoli leggeri e pesanti), SUV di classe media e premium, autovetture e veicoli elettrici. I suoi 5 stabilimenti hanno ricevuto riconoscimenti ufficiali per l’organizzazione dei rispettivi reparti stampaggio, carrozzeria, verniciatura ed assemblaggio. In particolare, il nuovo stabilimento di Chakan, in Maharashtra, si estende su 700 ettari e rappresenta un nuovo punto di riferimento per l’attività produttiva del gruppo Mahindra. Attualmente Mahindra è il maggior produttore indiano di veicoli fuoristrada.

Nella foto nella home page accanto al titolo Anand Mahindra davanti al XUV 500 a Roma.

www.mahindra.it/

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