LA MIA AUTO STORICA: SEAT MARBELLA 850, RED PASSION

Andrea Mulas Pertini

Esteticamente la pregevole Seat Marbella 850, una derivata della Fiat Panda di origini spagnole, è praticamente identica alla cugina, se non fosse per qualche ricercatezza stilistica nel muso, un po’ più inclinato, e nella coda, che ha mantenuto la targa in alto come nella Panda I serie. Le scritte “Red”, come se la gente non capisse da sé il cangiante colore, sono in formato A4 vicino al montante posteriore. I fascioni sembrano quelli delle autoscontro, ideali per neopatentati, nonni, vecchi, sacchetti, badanti e poppanti che si cimentino nella giungla urbana. La precedente proprietaria, poi, ci ha messo del suo, portando in dote due gloriosi stemmi dei Transformers che la mia fidanzata non toglierebbe nemmeno sotto tortura. Quello davanti, però, mortifica non di poco il CX, visto che è spesso un centimetro.

Il colore rosso (rosa-arancione-pesca-vermiglio-cremisi, ora, dopo 25 anni di sole) le rende decisamente giustizia. Non ho mai capito la psicologia di chi compri una Panda (o derivate) nera… Queste macchine vanno comprate bianche, color puffo, marroncine, fucsia, lilla o rosse, per l’appunto… Non ci sono altri colori degni.Dentro non c’è niente o quasi, ma quello che c’è funziona tutto, e questo lascia legittimante pensare che gli spagnoli gli impianti elettrici li facessero meglio degli italiani. L’unica cosa che non va è l’hazard… per il semplice fatto che non è previsto. Il “bi bi” del clacson è esilarante!

I sedili sono ispirati a quelli della Panda I serie, cioè, c’è il telaio, l’imbottitura di un materassino da campeggio, e il rivestimento. Va da sé che quando ci si siede si sentano distintamente i bracci dei poggiatesta al livello della terza e della quarta costola. Si regolano, ma non c’è una via di mezzo, quella che ogni umano di postura normale vorrebbe. O si sta un po’ sdraiati, o un po’ vicini.Il volante è di plastica grigia, non bellissima, la corona è sottile e rimane disassato al centro e un po’ inclinato in avanti.

La strumentazione è francescana: tachimetro con contachilometri, livello della benzina e nient’altro: in più, è di grafica gialla, e illuminata di rosso.. Di notte il tutto si può, quindi, solo immaginare. Come la sbronza di sangria che ha preso la notte prima il progettista. La leva del cambio è un po’ bassa, ma ha come pomello una fantastica palla nera di plastica rigida, che se ci fosse impresso lo schema delle marce con la prima in basso sembrerebbe tolta da una Ferrari anni ’80. Qui invece c’è solo la pallina nera. Pedaliera stretta e disassata sulla destra. Con scarpe che non siano le Sabelt che si usano in gara non si riesce a prendere la frizione senza tirare giù l’altro piede per sbaglio, ma ci si fa l’abitudine.

La guida è divertente: un simpatico macinino anni ’80, un incrociatore da città. I buchi non esistono, gli avallamenti nemmeno, il motore fa il rombo tipico delle 127 e il cambio ha lo stesso orrendo feeling di quello della “donatrice”, pallina a parte. Perché la 127 aveva la leva completamente rivestita di nutella, che dopo 20 minuti che la tenevi in mano si scioglieva.

Motore? Qui ce n’è poco, ma dà quel non so che di “brio” di tutte le auto anni ’80, senza tappi di alimentazione e di scarico, e basta per districarsi nel traffico, a meno che non ci siano salite troppo ripide. I rapporti sono cortissimi, a 100 all’ora in quarta (non c’è la quinta) sembra di stare a 7000 giri, ma il vegliardo propulsore, che fu della gloriosa 850, li digerisce senza problemi di sorta. Il consumo non lo so, ci ho messo 20 euro stamattina e ancora paiono tutti lì, anche dopo 155 giri a vuoto dell’isolato dove sta il mio ufficio, alla folle ricerca di un parcheggio.

Sospensioni un po’ andate, ma pensate con una corsa esagerata, a prova di qualunque strada di merda italiana. Sterzo evanescente, demoltiplicato… Si sterza, ma non si capisce bene cosa succeda lì sotto, nell’avantreno… L’unica certezza è che, girando a destra, la macchina va a destra… Girando a sinistra, la macchina va a sinistra… Dove, però, di preciso, non si capisce bene. Ha dalla sua un diametro di sterzata che permette inversioni a U dentro una culla per neonati e una leggerezza che da un’auto senza servo non ti aspetti.

Rumori ovunque, ma non preoccupano. Penso siano espressamente voluti dai progettisti. I freni frenano, ed è già tanto, ma sforzo al pedale è d’altri tempi, quando i servi erano a pulire le case, non ad alleggerire i pedali del freno. I punti di forza di questa macchinina sono, comunque, la versatilità, lo spazio interno, il fatto di poterla usare senza patemi nel traffico, il rispetto che incute quando negli incroci le macchine nuove si fermano 100 metri prima anche se hanno la precedenza… Insomma, in città è veramente uno spasso di macchina.

Difetti? Le plastiche interne sono fatte di wafer, ce l’ho da due giorni e ho già fatto fuori due levette dell’aerazione. Per fortuna che, come di ogni altro materiale, di plastica dentro ce n’è poca. Riscaldamento “forever on & forever hot”, per la gioia della mia fidanzata, cui è destinata questa macchinina rossa. Domani mi farò due braccia così ma state certi che a forza di pasta abrasiva e cera la riporterò rossa, così il soprannome “Red Passion” le starà veramente bene. E per festeggiare, stasera, un paio di litri di sangria!

it.wikipedia.org/wiki/SEAT_Marbella

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