AUTO STORICA: COME SCEGLIERLA

Avete deciso finalmente l’acquisto di un’auto storica da mettere nel box (per ovvii motivi meglio non lasciarla in strada). Ma quale scegliere? Ecco una serie di consigli con una prospettiva diversa dal solito: non lo stucchevole elenco di marche e modelli bensì un’analisi fatta da un esperto di settore sul potenziale acquirente e su quelle che possono essere le sue esigenze.

IL SINGLE – Ovviamente è quello che ha il ventaglio di scelte più ampio. Si va dalle sportive coupé, spider e cabriolet alle berline di un certo prestigio. Ovviamente se gli piacerà far salire spesso parenti, amici e conoscenti una bella berlina d’epoca (BMW, Jaguar, Mercedes-Benz ma anche Alfa, Fiat e Lancia, perché no?) sarà la scelta giusta.

Auto storica per single

Se invece viaggia quasi sempre da solo o in coppia potrà optare per una auto storica sportiva, tenendo presente che nel caso di una scoperta dovrà avere con sé cappello, foulard, sciarpa, occhiali da sole e creme solari e anti zanzare se ama viaggiare con la capote abbassata.

 

LA COPPIA – Se è senza figli anche una auto storica a ‘due posti secchi’ (o una due più due, specie se fa parte della compagnia un amicone peloso a quattro zampe) può andare bene. Ci sono però anche auto storiche berline a due porte, soprattutto made in Germany (Audi, BMW, Ford e Opel ad esempio, senza dimenticare il mitico Maggiolino/Maggiolone della Volkswagen) che possono fare al caso di questa tipologia di acquirenti, insieme alle piccole Fiat 500 e 600 e alla Mini ‘inglese’ (quella a due porte, con la variante Traveller con porta posteriore a doppio battente e la sfiziosa Cabriolet prodotta a livello semiartigianale). Avvertenza: le city car storiche non sono fatte per percorrere distanze particolarmente lunghe, anche per la scarsa insonorizzazione dell’abitacolo.

 

UNA COPPIA CON FIGLI – Qui la scelta per forza di cose deve vertere su una berlina spaziosa o su una familiare magari un po’ elegante (certe Ford e Opel, ma anche una bella Fiat 1800 Familiare, nella foto a destra) che fa sempre la sua bella figura senza Fiat 1800  familiare 1960dare l’impressione di ‘auto del bottegaio o fruttivendolo’ che ne ha penalizzato l’immagine per alcuni decenni prima di farla annoverare fra le auto storiche.

 

LA COMBRICCOLA – Chi si diverte ad andare giro spesso con gli amici potrà optare per un ‘Bulli’ della Volswagen (ricercatissimo quello con i piccoli finestrini panoramici che lo rendono un minibus Anni 50 e 60, sotto a sinistra) e oltretutto con il sistema di trazione ‘tutto dietro’ e il motore raffreddato ad aria che ne consente l’utilizzo anche su strade innevate e con basse temperature. Se si è soltanto in sei o sette può andare bene, a parte la vecchia Multipla, una Fiat 850 T o 900 T, a patto però di non avere molto bagaglio da portarsi appresso.

 

volkswagen pulminoLONTANO DALL’ASFALTO – Se avete la passione del fuoristrada d’epoca, non c’è che l’imbarazzo della scelta fra Land Rover 90, 100 e Defender (attenti al rumore del motore diesel poco insonorizzato), Range Rover , Jeep Grand Cherokee e Toyota Land Cruiser (vi farete amico il benzinaio). Se volete esagerare con motori pluricilindrici potete optare per una Jeep Wagoneer e Grand Wagoneer, che consuma come una petroliera ma è praticamente ineguagliabile sul piano dell’immagine, specie con le fiancate ‘woody’ in finto legno. Per gli appassionati del fuoristrada ‘duro e puro’anche le vecchie Jeep CJ5, CJ7 e Wrangler sono un’ottima alternativa alla Land Rover. Attenzione però: le gomme di queste auto storiche 4×4 sono mediamente molto più costose di quelle di una storica ‘normale’.

 

PER DISTINGUERSI – Ci sono poi le auto storiche dal look originale, quelle che ancor oggi fanno voltare la gente quando si passa per strada. Anche se certe Jaguar, Mercedes-Benz e Porsche fanno lustrare gli occhi, insieme alle Alpine Renault A110 e alle Lancia Fulvia HF ‘Fanalona’, ci sono auto come le Matra Murena e Bagheera che hanno un loro fascino, insieme alle Alfa Romeo GT 1300 Junior e ‘Duetto’ Spider e consentono di distinguersi senza spendere una fortuna.

 

LE GIAPPONESI – Un capitolo a parte lo meritano le auto storiche del Sol Levante. Certe minime Honda N360 (qui a destra) e 600 Honda N360 del 1969 con motore da moto sono una vera rarità, ma anche le Toyota Celica 4WD e Supra, oltre alla Mitsubishi 3000 GT e alla Honda NSX sono un bel biglietto da visita, ideali per chi vuole passare per anticonformista ma con un occhio attento a quello che c’è sotto il cofano motore della propria auto storica.

 

IMMAGINE E PRESTAZIONI – Non sempre un’auto storica affascinante per la linea si rivela entusiasmante alla guida. Un particolare questo da tenere presente al momento di effettuare la propria scelta. L’esempio più clamoroso è costituito dalla Mercedes 190 SL, affascinante scoperta degli Anni 50 e 60 che però deludeva sul piano delle prestazioni (e il suo acquisto richiede l’esborso di una cifra piuttosto importante). Altro esempio: anche la Fiat 1500 L (Lunga) può attrarre per la linea elegante (identica a quella delle 1800/2100 con motore a sei cilindri) e per il fatto di poter ospitare sei persone. Ma il quattro cilindri in linea della 1300/1500 è decisamente asfittico e con la massa da muovere le visite al benzinaio possono rivelarsi molto più frequenti del previsto.

 

I CLUB – Un altro particolare da tenere presente al momento della scelta della propria auto storica è costituito dai club, che oltre ad organizzare raduni possono fornire consigli a volte davvero preziosi nella ricerca di pezzi di ricambio, gamma colori originale, interni e manutenzione. E persino aiutare nella ricerca di un esemplare da acquistare.  Nella foto, un raduno del Club dedicato alla Fiat 850 Spider, uno dei più attivi in Italia, oltretutto sempre presente a manifestazioni come AutoMotoRetrò.bv000001 Parlando di club, ovviamente, va detto che qui si può andare da un estremo all’altro: da club specifici per un determinato modello a registri di marca alla totale assenza di sodalizi.

 

LE NON OMOLOGATE – Particolare attenzione va dedicata a quelle auto storiche che non sono mai state importate ufficialmente in Italia e per le quali l’omologazione davanti agli ispettori della motorizzazione per immatricolarle va fatta come se si trattasse di un esemplare unico: si va da certi Maggiolini della Volkswagen prodotti in Messico dopo che ne era cessata l’importazione nel nostro Paese al caso-limite costituito dalla De Lorean (nella foto), l’auto resa celebre dalla saga cinematografica di ‘Ritorno al Delorean DMCfuturo’. Per quest’auto esiste un club anche in Italia, che andrà sicuramente contattato qualora ne aveste trovata una, decisamente originale per la sua linea (opera dell’Italdesign di Giorgetto Giugiaro), le sue porte ad ali di gabbiano e il motore PRV sotto il cofano. In ogni caso va richiesta al costruttore la documentazione per l’omologazione dell’auto in Italia come esemplare unico e la cosa può diventare complicata qualora l’azienda che la produceva non esista più (le X1/9 prodotte e commercializzate direttamente dalla Bertone dopo che la Fiat non aveva più questo modello a listino sono il primo esempio che viene in mente). In questo frangente l’assistenza del club dedicato a questo modello può rivelarsi preziosa anche per avere meno problemi in termini di omologazione e di immatricolazione.

 

LE NON IMPORTATE – Il discorso vale anche per quelle versioni di auto storiche commercializzate a suo tempo in certi Paesi ma non omologate in Italia, in determinati allestimenti o con certi motori: la Citroën 2CV6 in allestimento Club (nella foto) è un esempio emblematico: nel citroen 2cv6 1979nostro Paese venivano importate solo le versioni Spécial e Charleston con i fari rotondi, mentre la Club li aveva rettangolari come l’ultima serie della 2CV4. Anche in questo caso potrebbe essere necessaria l’omologazione come esemplare unico. Lo stesso discorso vale, sempre per restare nell’ambito della Casa del ‘double chevron’, per la Mehari 4×4, che non fu mai importata ufficialmente nel nostro Paese. Stesse considerazioni per chi riuscisse ad entrare in possesso di una Lancia Delta prima serie con motore 1100, che era una versione destinata esclusivamente al mercato ellenico o per la Toyota Supra con motore 2 litri (da noi era importata solo la 3000). Le auto che arrivano dagli Stati Uniti vanno modificate anche nelle luci e nei dispositivi di sicurezza nel rispetto delle normative italiane, che sono diverse rispetto a quelle in vigore negli States. Ad esempio le luci di ingombro laterali posteriori (rosse) vanno scollegate mentre quelle laterali anteriori (arancioni) possono essere trasformate in ripetitori di direzione (‘frecce’). Il discorso anche per la Fiat Strada, la versione della Ritmo che era stata pensata per il mercato americano.

 

L’INQUINAMENTO – Un altro aspetto da tenere presente nell’acquisto di un’auto storica è costituito dal motore e dal suo adattamento all’uso di benzina senza piombo. Per quelle auto con la testa in ghisa (come è il caso di molte vetture prodotte in Inghilterra) dove il piombo aveva anche una funzione di lubrificante del motore, oltre a variare l’anticipo potrebbe rendersi necessario l’uso di additivi da mescolare periodicamente nel serbatoio alla benzina ‘verde’. Particolare attenzione va dedicata a quelle auto che arrivano dagli Stati Uniti: alcuni modelli, come la Pininfarina Spider America nella foto (Spider Europa da noi, fiat 124 sport spiderestrema evoluzione della Fiat 124 Spider), per quanto possa sembrare assurdo, vanno ‘decatalizzati’ prima di procedere alla loro omologazione in Italia, anche se il loro motore sopporta in ogni caso senza problemi l’utilizzo di benzina senza piombo.

 

I TAROCCHI – Bisogna fare molta attenzione anche a certi modelli derivati, nel senso che molto spesso si tratta di esemplari di auto storiche opportunamente modificati per farli sembrare altri, ben più costosi. Gli esempi più eclatanti che vengono in mente sono quelli di certe Porsche 911 trasformate in Turbo, di Renault Clio 16 valvole modificate in Clio Williams, di Lancia Fulvia Coupé che diventano Rallye 1.6 HF ‘Fanalone’ e soprattutto di Fiat 500 e 600 opportunamente ‘taroccate’ per farle diventare rispettivamente Abarth 595, 695, 850 e 1000, senza dimenticare le Lancia Delta Integrale che spesso vengono trasformate in brutte copie della loro ultima evoluzione, la mitica ‘Deltona’.

 

GLI ESEMPLARI UNICI – Richiedono molta attenzione non solo nell’acquisto ma anche nell’after market. Difficilissimo trovare i ricambi di veicoli come quello nella foto, l’elaborazione di un carrozziere francese sulla base di una Peugeot 504 Pick Up, 1459888_10204814602667887_5741804003687044452_npraticamente introvabile da noi. La stessa ricerca della documentazione relativa a questa categoria di auto storiche può rivelarsi un’impresa: si tratta di acquisti che vanno fatti con estrema cautela.

 

LE VINTAGE – Ci sono poi le auto storiche costruite fra le due guerre, di cui vedete una panoramica nella foto di apertura. Indubbiamente ricche di fascino, hanno prezzi adeguati, ricambi difficili e costosi, meccanica delicata e vanno guidate con attenzione. Non sono fatte per percorrere molti chilometri, e spesso i proprietari le portano ai raduni su un carrello per non affaticarne troppo la meccanica. Di questo tipo di auto faremo comunque una trattazione separata.

 

CONCLUSIONI – Vi abbiamo spiegato in modo sufficientemente chiaro le considerazioni e le valutazioni da fare prima di acquistare un’auto storica? Se così non fosse lo staff di www.contagiriblog.com è sempre a vostra disposizione per chiarimenti, risolvere dubbi e anche per dei consigli e delle critiche (a patto che queste ultime siano costruttive e non una sterile polemica, che lascia il tempo che trova).

 

Info su: www.contagiriblog.com .

 

 

 

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