ALFA ROMEO GIULIETTA SZ, UNA ROSA DEL DESERTO

Cristiano Sorodi Cristiano Soro

Sembra follia ma a volte si può cogliere una rosa nel deserto, come è capitato a me con un’Alfa Romei Giulietta SZ prima serie, quella con la coda tondeggiante per intenderci. Ma andiamo con ordine.

Quand’è stata l’ultima volta che qualcosa ha distratto la vostra attenzione?

Quand’è stata l’ultima volta che avete svoltato bruscamente a destra perché qualcosa rapiva la vostra curiosità, il vostro interesse e dovevate  saperne di più magari arrivando tardi a casa?

Quand’è stato che ascoltando una canzone vi siete commossi, e che dall’alto del vostro conto in banca vi siete sentiti troppo soli in cima e avreste barattato tutto con la liberta di chi non ha nulla?

Quante volte timidezza insicurezza e la paura di un rifiuto vi hanno fatto desistere?

Se questo avviene ogni tanto, diciamo almeno quattro volte al mese, significa che siete vivi,

Se vi capita una volta l’anno, magari verso Natale, significa che dovete essere rianimati.

Se non sapete di che stiamo parlando, ebbene andate a comprarvi l ‘ennesima camicia a righe e dei bei bermuda rossi lunghi fino al ginocchio per quest estate e non leggete oltre.

Noi per voi siamo alieni.

Avevo circa vent’anni e  partii da Sassari in direzione Cagliari… Per capirci andavo in terra straniera senza lasciapassare.

Non so perché, fatto sta che sbagliai strada  e finii nei pressi di un piccolo paese del cagliaritano,  Muravera…

Ricordo ancora una strada sterrata tutta buche… Che lambiva delle case, poca gente in giro anzi nessuno, quelle zone del cagliaritano non sono la Sardegna delle cronache mondane delle coste e delle cale mozzafiato e comunque non prive di tesori.

Ad un certo punto come in un film apparve un gregge di pecore guidate non dal solito pastore… ma dalla creatura più bella che avessi mai visto.

Una splendida sarda, alta, mora, dai caratteri forti e fieri,  quelle bellezze che non solo dividono ma che creano un solco, una nuova unità di misura, con certi sguardi “vivi” misti a malinconia che difficilmente dimentichi.

Non ero solo in quel momento, e cercando di celare lo stupore e mascherare  l’attrazione e la curiosità verso tanta meraviglia, continuavo  a pensare se l’avrei mai rivista un giorno.

Una rosa del deserto talmente bella che annullava qualsiasi cosa le stesse intorno fosse anche il paradiso.

Ma non fu l’unica rosa nel deserto che incontrai.

Correva l’anno 1986, arrivavo direttamente da Taranto, i sardi che dovevano assolvere agli obblighi di leva o avevano una bella raccomandazione o si “sparavano” 18 mesi di marina.

Io? Tsè.

Personalmente ero dentro una “botte de fero”… come se fosse un copione gia scritto avrei fatto l’autista nella capitaneria di porto  di turno… avrei potuto scegliere tra quella di Alghero o Porto Torres…

Secondo voi?

Come dice il mio amico Pierpaolo… Alghero tutta la vita!

Super raccomandato, modestamente… eppure… ragazzi, qualcosa andò storto.

Dopo un day hospital a La Spezia di un mese circa andai in quello che era considerato “The Hell” l’Inferno… ossia Taranto…

Eravamo nel 1986. Avevo 21 anni, non esistevano i cellulari e Taranto era Taranto.

Mi spiego meglio… Orgosolo e Taranto vecchia, erano divisi solo da un diverso accento

Per il resto erano uguali, se facevi lo spiritoso, potevi dir addio ai tuoi familiari, un perfetto gemellaggio insomma.

Per il resto?

Per il resto il sud ti accoglie,  ha pari dignità del nord… Il sud è solo più “naif”,  è un po’ come una strada che si adegua solo  alle condizioni del terreno,  usando un termine stradale. Ti può proteggere e avvolgere come una calda coperta d’inverno,  che magari d’estate vorresti toglierti di dosso, e a volte non puoi.

E credetemi, sto lontano dai luoghi comuni, ma ho conosciuto gente fantastica  e speciale che mai più incontrerò di nuovo.

E poi? Dopo tre mesi di addestramento come meccanico autista ebbi la destinazione.

La Maddalena! L ‘isola nell’isola.

E proprio lì… un bel giorno, appena sbarcato dalla Maddalena a Palau in prossimità dell ‘ufficio postale dove c’era un telefono con cui chiamare la fidanzata, appena a ridosso di un cespuglio c’era lei… una rarità.

Avvolta da un cespuglio… una Alfa Romeo Giulietta  SZ della fine degli Anni 50.

Quelle linee… Cosi sinuose proprio lì in quel posto… abbandonata, chi l’avrebbe mai detto?

Ma come era finita lì? Chi poteva aver abbandonato una simile opera d’arte in un posto così remoto… boh!

Proprio lei, così preziosa, abbandonata lì.

Una rosa del deserto talmente bella che rendeva quella piazzola delle poste la più bella e speciale del nord della Gallura… istintivamente passai la mano sulla carrozzeria tra l’ossido e quel che restava della vernice rosso Alfa.

Si sa,  l’ umido e il salmastro delle mie parti non vanno tanto per il sottile, neanche con simili gioielli.

Non c’era internet a quei tempi, e documentarmi su quell’Alfa non fu facile.

Riconobbi subito la marca del biscione, ma non capii subito l’esatto modello… capii solo che ero in presenza di qualcosa di speciale… linee così affusolate e quei montanti di lunotto e parabrezza così sottili facevano capire che non ero in presenza di una normale vettura di serie, ma di qualcosa nato dalle mani di qualche abile carrozziere, conoscevo le “speciali” e buona parte della produzione italiana, ma quella no, o meglio mai avrei pensato di trovarmela lì.

Ma la cosa più bella di questa meraviglia italiana non sta tanto nella linee o nello stile, quanto nella sua storia.

Si narra che la Giulietta SZ nacque non per lo specifico progetto volto alla sua realizzazione, bensì da un disastroso incidente durante la Mille Miglia del 1956, dove due fratelli che partecipavano alla competizione di quell’anno, durante la corsa a bordo di una delle cinque Giulietta Sprint ufficiali, uscirono fuori strada quasi illesi, ma con la Giulietta praticamente distrutta dentro un fiume.

La cosa più bella è che i due piloti oltre che fratelli non abbandonarono il rudere, ma anzi si rivolsero ad un famoso “atelier” milanese, quello dei Zagato, affidandogli quello che restava della Giulietta per sistemarla e dargli nuova luce, con una nuova “pelle in alluminio” . Il risultato fu una vettura più filante, sinuosa e leggera.

Ne venne fuori la Giulietta SZ (dove ovviamente la Z sta per Zagato ) un oggetto talmente bello che fu poi prodotto in piccola serie ( circa 210 esemplari ) tra fine Anni 50 e i primi Anni 60.

Venne poi costruita in due varianti: coda tonda e coda tronca, secondo i dettami aerodinamici dell’epoca.

E credetemi: in entrambi i casi fecero scuola e spunto per buona parte di centri stile sia italiani che esteri.

Fu un caso la realizzazione di tale scultura su quattro ruote? La risposta è “No”! Nacque dalla volontà di due fratelli di non abbandonare un qualcosa di prezioso, e inconsapevolmente rendendolo ancora piu raro.

C’e’ un bravo scrittore italiano , Marco Cesati Cassin, specializzato in thriller, che tra le righe dei suoi interessanti libri scrive: “Ogni mese ci si presenta l’occasione di conoscere e incontrare una persona che potrà cambiare o stimolare la vostra vita o correggere la rotta della vostra esistenza e tutto ciò avviene otto volte in un mese, personalmente penso che già otto in un anno sarebbe molto bello e stimolante”.

Ma io sono certo come lui che questo accada e che non accada per caso.

Il mio è più che un consiglio: prestate più attenzione a qualcosa o qualcuno che non soltanto vi sembra strano, eccentrico ma che ferma anche per un solo istante i vostri pensieri.

Le rose del deserto non tappezzano le strade…ma ci sono.

Regola numero uno (come dice Leroy Jethro Gibbs, l’attore Mark Harmon, in NCIS): Diffidate dai troppo precisi e dalle buone maniere… o dalle cose troppo complicate.

Le cose belle sono anche le più semplici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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