A OLBIA DEBUTTA IL SEXY CAR WASH

Olbia – Belle e sorridenti, in abiti succinti (l’immagine è di repertorio e si riferisce a un altro impianto) ma un po’ impacciate nel lavare le auto.

Con la spugna, il sapone, la cera e il lucido per carrozzerie hanno qualche problema. ‘Non è il loro mestiere, le ho pagate soltanto per attirare un po’ di gente, per far conoscere il mio nuovo autolavaggio’. E a quanto pare l’iniziativa del sexy car wash, a Maurizio Gianni sembra essere riuscito perfettamente. Come diceva Oscar Wilde: bene o male, purché se ne parli.

All’ingresso dell’impianto, situato nei pressi dall’aeroporto Costa Smeralda di Olbia, si è formata la fila appena in città si è sparsa la voce. Decine di uomini sono corsi dalla città e dai centri vicini per assistere allo show delle due modelle alla prese con le spazzole e l’idropulitrice. Con i lavori manuali loro hanno dimostrato poca dimestichezza, ma i clienti dell’autolavaggio erano arrivati con un’altra intenzione. ‘Era solo uno show – sottolinea il titolare – e chi ha messo a disposizione la sua auto per fare promozione all’iniziativanon ha dovuto pagare. Non pensavo che questa mia idea suscitasse tutto questo scalpore. Non ho inventato nulla’.

Il sexy car wash di Olbia, in effetti, non è il primo al mondo. Nel Texas è una moda e in Italia c’è stato qualche caso che ha innescato subito roventi polemiche. A Olbia prima di tutto si è scatenata la curiosità. ‘Abbiamo visto tanta gente, ma non abbiamo ancora fatto i primi conti – dice Maurizio Gianni – le modelle ovviamente non ci sono tutti i giorni, ma se possibile ripeteremo lo spettacolo. Speriamo che nel frattempo si parli del nostro impianto».

Su Facebook intanto si cercano già altre modelle disposte a fare una specie di lap dance sul cofano, ma anche in Sardegna si è creato il caso. A gridare allo scandalo, proprio da Olbia, è l’associazione ‘Prospettiva Donna’ che da molti anni si occupa di difendere i diritti delle donne e di aiutare le vittime degli abusi. ‘Un’associazione impegnata a contrastare la violenza di genere e che si batte per un società anche a misura di donna non può che condannare queste iniziative – dice il presidente Patrizia Desole – questo tipo di pubblicità è lesivo della dignità delle donne e produce stereotipi che incoraggiano la mercificazione del loro corpo. Proprio questi stereotipi sono alla base della diffusione della cultura della violenza e della disparità tra i generi’. Ma le due modelle impegnate a strusciarsi sugli sportelli bagnati ribattono dicendo che ‘questo è soltanto il nostro lavoro’.

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