RENZI FA MARCIA INDIETRO E SALVA IL PRA

L’illusione che il Governo Renzi riuscisse a cancellare definitivamente il PRA, il tanto discusso Pubblico Registro Automobilistico è durata soltanto pochi giorni. L’abolizione del PRA è infatti scomparsa dal testo definitivo del disegno di legge del governo Renzi sulla legge di stabilità. Era già successo con la “spending review” ad aprile, con il ddl “sforbicia Italia” a luglio e adesso siamo al terzo tentativo fallito. Di questa riforma si parla senza fare passi avanti da almeno vent’anni. Che ci sia dietro lo zampino dell’ACI, impegnata da tempo come abbiamo scritto più volte anche su un altro fronte? Un fatto è certo: in tutta questa vicenda l’esecutivo guidato da Matteo Renzi non sembra proprio farci una bella figura…

Documento unico – Non è tutto. Lo stralcio dell’articolo che riguardava l’abolizione del Pra trascina con sé anche il famoso “documento unico” che sarebbe dovuto nascere con l’istituzione dell’archivio unico, frutto della “fusione” del Pra nell’Archivio Nazione Veicoli (Anv) della Motorizzazione civile. Nella bozza di ddl si prevedeva che i dati sulla proprietà dei veicoli registrati al Pra (autoveicoli, motiveicoli e rimorchi) fossero annotati nella Carta di circolazione, l’unico documento automobilistico riconosciuto in tutto il mondo. Così invece non accadrà e di conseguenza la sopravvivenza del Pra farà prolungare anche la vita del vecchio certificato di proprietà.

Salvata anche l’Ipt – Ovviamente anche la tanto criticata Ipt, l’imposta provinciale di trascrizione, che avrebbe dovuto essere sostituita dalla nuova Iri, l’Imposta regionale di immatricolazione, è rimasta in vigore, e si dovrà pagare ogni volta che si acquista un’auto, nuova, usata o storica che sia.

Controllo automatico della RC Auto – A quanto ci risulta, dal testo del disegno di legge sarebbe scomparsa anche la norma che avrebbe finalmente consentito il controllo automatico delle violazioni dell’obbligo di copertura assicurativa per i veicoli in circolazione. Una banale modifica del Codice della strada che però è contenuta in un disegno di legge in discussione alla commissione trasporti della camera: una sorta di corsia preferenziale che dovrebbe consentire almeno a questo provvedimento di evitare la ‘trappola’ dell’aula di Montecitorio.

Basta ecoincentivi – Confermato, invece, lo stop ai cosiddetti ecoincentivi per l’acquisto di veicoli a gas, elettrici e ibridi. Il provvedimento triennale varato nel 2012 dall’allora governo Monti avrà valore soltanto fino al 31 dicembre. La cifra stanziata per il 2015 ammontava a circa 40 milioni di euro che rimarranno nelle casse dello Stato.

Auto storiche – Confermato il giro di vite sui veicoli con più di vent’anni: l’esenzione dal pagamento della tassa automobilistica, scatterà dopo trent’anni (anziché dopo venti) dall’immatricolazione. Un provvedimento che secondo l’Asi, che lo ha contestato duramente, dovrebbe comportare per le Regioni, un guadagno molto risicato: soltanto 7,5 milioni di euro a fronte di una perdita molto più alta per l’indotto.

Il ‘bollo’ aumenta? – La tassa di possesso automobilistica, tanto criticata, e che ‘dà latte’ alle Regioni e alle Province autonome può aumentare del 10 per cento all’anno a discrezione delle amministrazioni.

Tocca a Montecitorio – Per ora però è tutto sulla carta. Il disegno di legge sulla ‘stabilità’ sarà da domani all’esame del Parlamento. Tutto fa pensare che si assisterà al classico ‘assalto alla diligenza’ da parte di partiti, Regioni, Enti locali e così via. Come al solito, sarà sempre Pantalone a dover mettere mano al portafoglio?

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