DESERTI, GIUNTI, RUSSO, SALVATI: LA GENERAZIONE PERDUTA

Schermata 2016-07-03 alle 17.10.38Gabriele Mutti

In Inghilterra qualche tempo fa uscì un libro molto bello su tre piloti inglesi di Formula 1 scomparsi drammaticamente in incidenti assurdi ed era intitolato “The lost generation”, “La generazione perduta“. Parlava di Tony Brise, deceduto in un incidente aereo in Inghilterra insieme a Graham Hill e ad alcuni componenti del team Embassy Hill Lola di ritorno dal circuito francese del Paul Ricard, nei pressi di Marsiglia; di Tom Pryce, morto in un incredibile incidente durante il GP del Sud Africa; e di Roger Williamson, morto in un altro pazzesco incidente durante il GP d’Olanda.

A pensarci bene, anche noi abbiamo una nostra generazione perduta, che comprende quattro nomi: Bruno Deserti, Ignazio Giunti, Giacomo “Geki” Russo e Giovanni Salvati, anche loro scomparsi in incidenti che hanno dell’incredibile.

Bruno Deserti era nato il 19 febbraio 1942 a Bologna e si era messo in luce talmente bene con la Giulia TZ da venire convocato la sera del 24 maggio 1965 per il giorno dopo a Monza, per provare la Ferrari 330 P3 insieme ai piloti ufficiali della Scuderia. Deserti però il giorno dopo soltanto verso sera fu fatto salire sulla Sport Prototipo. Dopo alcuni giri l’auto uscì di pista alla curva grande, quella in fondo al rettilineo, finì contro un albero e prese fuoco. De Adamich che era poco lontano corse verso la Ferrari con un estintore: l’incendio fu domato subito ma per Deserti l’impatto contro l’albero era stato fatale.

Ignazio Giunti era nato a Roma il 30 agosto 1941. Anche lui si era messo in luce con le Alfa Romeo Giulia GTA e le Formula 3 e nel 1970 fu chiamato alla Ferrari per correre in Formula 1 e nei prototipi. Fece una bella stagione e fu confermato nel 1971 con la “barchetta” 312 PB. Insieme a Merzario fu iscritto alla 1000 Km di Buenos Aires: il 10 gennaio 1971 partì benissimo e stava dominando la gara quando finì contro la Matra che Beltoise senza benzina stava assurdamente spingendo a piedi a centro pista nel tentativo di arrivare ai box. Davanti a Giunti c’era la Ferrari di Parkes che si scostò solo all’ultimo momento e il romano non poté fare nulla per evitare la Matra. L’impatto fu fatale a Giunti per la decelerazione troppo violenta: fu quello a ucciderlo, non l’incendio della sport prototipo divampato poco dopo.

Giacomo “Geki” Russo nato a Milano il 23 ottobre 1937 era un campione affermato nella stagione 1967, dopo aver vinto vari titoli italiani in Formula Junior e Formula 3 e aver corso con l’Alfa Romeo nei prototipi con le TZ, TZ2 e le 33. Nel 1967 partecipava con una Matra al campionato di Formula 3. Il 18 giugno di quell’anno si correva a Caserta una gara su più manche valevole per il tricolore. Era un circuito cittadino molto insidioso, con pali della luce, alberi e muri ai lati del percorso e i commissari non erano assolutamente preparati a gestire un evento di quel livello.  Il viale dove avverrà la tragedia è limitato dal muro della ferrovia a sinistra e da una sottostazione dell’Enel a destra. L’angolo di una casa spunta in pista restringendo la carreggiata a 6 metri e a margine dei campi ci sono pali della luce. Moser precede Geki, Corti, Regazzoni e Mohr. Contatto nelle retrovie tra le Brabham di Saltari e Fehr. Sopraggiunge Foresti, che per evitare le vetture frena, s’intraversa e colpisce il muro della ferrovia per poi rimbalzare in pista. E’ il settimo giro. Il gruppo di testa sopraggiunge ignaro a 200 km/h. Il commissario che dovrebbe esser lì a segnalare non c’è. Brambilla, Maglione, Geki, Manfredini e Regazzoni passano, Dubler no, termina illeso la corsa nel prato. Resta sulla carreggiata la vettura di Foresti che ha perso molto olio, questo convince Fehr ad improvvisarsi segnalatore del pericolo. E’ il nono giro. Brambilla e Maglione passano, Manfredini, Regazzoni e Geki no. Fehr viene investito. Geki finisce contro il muro della sottostazione dell’Enel e rimane ucciso sul colpo. Insieme a lui moriranno lo svizzero Fehr e “Tiger” Perdomi. Pare che Geki non fosse superstizioso, però teneva sempre un piccolo pezzo di spago legato ad una razza del volante. Se lo aveva quel giorno, a Caserta, non gli servì. Il 23 ottobre scorso (lo stesso giorno in cui si commemora il povero Marco Simoncelli) Geki Russo avrebbe compiuto 79  anni.

Giovanni Salvati era nato a Castellammare di Stabia il 2 novembre del 1941. Incominciò la sua carriera agonistica con la Formula Monza per poi passare alla Formula 3, con cui vinse il campionato italiano nel 1970. Con una Tecno ufficiale quell’anno vinse il Gran Premio Lotteria di Monza di Formula 2. Nel 1971 corse in Formula 2 con una March-Ford e a settembre fu ingaggiato dalla scuderia di Aquilino Branca per partecipare al campionato brasiliano di Formula 2. Con i buoni risultati ottenuti nelle prime due gare fu notato da Graham Hill che gli propose di correre nel 1972 in Formula 1 con la Brabham. Ma sul circuito di Taruma Salvati aveva un tragico appuntamento col destino. Stava contendendo il quarto posto a Wilson Fittipaldi e nel tentativo di sorpassarlo all’interno della prima curva del tracciato andò lungo in frenata, scivolando sulla ghiaia adiacente alla pista e impattando con il guard-rail, che a quel tempo era collocato a ridosso del tracciato, infilandocisi sotto. Le ferite riportate non gli diedero scampo.

(In senso orario nella home page accanto al titolo, da sinistra: Bruno Deserti, Ignazio Giunti, Giacomo “Geki” Russo e Giovanni Salvati)

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