AUTO USATE E STORICHE, PIU’ DIFFICILE ESPORTARLE

AUTO USATE E STORICHE, PIU’ DIFFICILE ESPORTARLE

Avete un’auto usata e volete esportarla o magari avete un amico che risiede all’estero che ha messo gli occhi sulla vostra auto storica? Bene, sappiate che è sempre più difficile esportare all’estero un’auto usata. Il Pra, il Pubblico registro automobilistico gestito dall’Aci ha infatti deciso di vietare la radiazione per esportazione “preventiva”. Come se non bastassero le polemiche attorno al ddl sulla legge di stabilità, che vuole portare da 20 a 30 l’età minima di un’auto storica, ecco un’altra “rogna”. Dal 14 luglio scorso non è più possibile restituire le targhe e i documenti (carta di circolazione e certificato di proprietà) e cancellare i veicoli dal Pra senza la loro preventiva reimmatricolazione all’estero. La nuova disposizione, infatti, prevede l’obbligo di allegare alla richiesta di radiazione la fotocopia della carta di circolazione estera (accompagnata, tra l’altro, da traduzione asseverata nel caso in cui l’esportazione avvenga nei paesi extraeuropei) o, comunque, l’attestazione dell’avvenuta reimmatricolazione oltre frontiera.

Unica alternativa. Il Pra però lascia uno spiraglio all’esportazione preventiva concedendo una sola possibilità a chi vuole radiare per esportazione senza già avere reimmatricolto la macchina oltre frontiera: allegare alla richiesta idonea “documentazione comprovante l’avvenuto trasferimento del veicolo all’estero” (per esempio, documento di trasporto e bolla doganale, a cui, comunque, deve essere allegata una ricevuta di consegna al destinatario estero).

Porre un freno alle vendite all’estero. La decisione del Pra, sulla quale il ministero della Giustizia ha espresso parere favorevole, ha finito per limitare parecchio la normale attività di vendita all’estero di veicoli, sia da parte di concessionarie e salonisti, sia, soprattutto, da parte dei privati che utilizzano a questo fine annunci su siti internazionali specializzati. A quanto pare la decisione al riguardo sarebbe stata presa anche perchè si pensa che “il fenomeno delle radiazioni per definitiva esportazione possa nascondere anche fenomeni di elusione della normativa antinquinamento”.

Per qualche furbo un danno per tutti. Questa è la solita situazione: qualcuno fa il furbo e alla fine si colpiscono tutti. Senza considerare che nella maggior parte dei casi, all’estero, per reimmatricolare un veicolo di provenienza italiana, è richiesto il certificato di radiazione. Che non può essere emesso, appunto, senza reimmatricolazione. Insomma, oltre a un appesantimento burocratico, coi costi che tutto ciò inevitabilmente. A ben vedere, è un’altra mazzata sul mercato dell’auto.

 

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